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Martedì 27 Ottobre 2026Aggiornato alle 17:55

Ucraina, Meloni sfida le opposizioni. Il voto certifica le divisioni del centrosinistra

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“Nessuno mi convincerà che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace”. Giorgia Meloni porta in Parlamento la linea del governo sulla guerra in Ucraina e sfida le opposizioni a chiarire le proprie posizioni sulla guerra e sul rapporto con Mosca. Nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, la presidente del Consiglio rivendica il sostegno a Kiev e respinge l’ipotesi di riprendere le importazioni di gas russo. “Anche negli anni di maggior importazione in Italia la componente è stata inferiore al 40 per cento del totale: una nuova importazione di gas russo non comporterebbe una riduzione del prezzo per diversi anni”, sostiene. E attacca chi insiste su questa prospettiva: “Vorrei capire quali sono gli interessi che si stanno difendendo reiterando questa proposta. Non mi pare che in questo caso si vogliano difendere gli interessi italiani”.

La premier definisce “molto rischiosa” l’intesa sul gasolio russo annunciata da Donald Trump e chiede all’Unione europea di presentarsi ai negoziati con una posizione comune. “Serve una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa”, è la richiesta italiana. Se Francia, Germania e Regno Unito intendono proseguire nel formato E3, osserva Meloni, devono farlo con un mandato condiviso dai Ventisette. Sul sostegno a Kiev la presidente del Consiglio rivendica la continuità dell’esecutivo: “Quello che stiamo facendo sull’Ucraina è quello che è nel programma”. E ai parlamentari vicini a Roberto Vannacci, che hanno cambiato posizione rispetto alla maggioranza, dice: “Sarebbe più credibile se rassegnaste le dimissioni e vi candidaste con le nuove tesi che sostenete. Altrimenti siamo davanti ai tanti casi di trasformismo”.

È soprattutto con il centrosinistra che si accende lo scontro. “Sono certa che voi delle opposizioni sareste in grado di fare meglio, sono certa che portereste pace, prosperità, che mettereste tutti d’accordo”, ironizza Meloni nella replica alla Camera. Poi l’affondo: “Prima di provare a mettere d’accordo Putin e Trump, provate a mettere d’accordo Magi e Fratoianni in un’unica risoluzione”. I due leader di Più Europa e Alleanza Verdi e Sinistra rispondono facendosi fotografare abbracciati nel Transatlantico.

Elly Schlein contesta il bilancio del governo e la pretesa di attribuire all’Europa le responsabilità delle difficoltà italiane. “Meloni ci racconta sempre che è colpa di qualcun altro: se qui fuori ci sono gli studenti che protestano è certamente colpa dell’opposizione”, dice la segretaria del Pd. Poi la domanda alla premier: “Chi proteggerà gli italiani dai fallimenti di questo governo, il più lungo e inconcludente della storia repubblicana?”. Schlein accusa l’esecutivo di aver lasciato l’Italia ai margini delle iniziative comuni europee: “È accaduto sull’Europa, sulla Palestina, sull’Ucraina e lo abbiamo visto perfino con la scelta dell’assenza alle Nazioni Unite”. Sul conflitto, la leader dem rivendica la posizione del partito: “Abbiamo sempre sostenuto il diritto a difendersi da un’invasione criminale e per costruire la pace non possiamo aspettare che cada l’ultimo missile. Serve uno sforzo diplomatico e politico dell’Ue per ottenere una tregua e anche un negoziato con una pace giusta”. E sulla crescita attacca: “Se oggi va a chiedere lo zero virgola di flessibilità è perché non ha saputo nemmeno usare 200 miliardi del Pnrr per far ripartire la crescita in questo paese”.

Giuseppe Conte contesta invece la strategia militare dell’Europa e l’intesa americana con Mosca. “Putin è l’aggressore e bene facciamo a sanzionarlo, ma l’Europa non è nata per scommettere, come ha detto più volte lei, su vittorie militari contro una superpotenza militare. Invece di inviare armi a oltranza, mandiamo negoziatori e apriamo gli occhi”, dice il presidente del Movimento 5 stelle. Poi l’affondo su Washington: “Fa affari d’oro con Putin. E attenzione, quello non è un accordo rischioso, abbia il coraggio di dirlo, è un accordo irresponsabile, mentre noi qui rischiamo, bomba dopo bomba, una guerra mondiale in casa”. Conte respinge anche le critiche di Meloni sulle spese militari sostenute dai suoi governi: “Siamo arrivati all’1,4-1,5 per cento, non certo al due. Lei il due l’ha superato e ha firmato per il 5 per cento a spese degli italiani!”. E ricorda che parte degli aumenti durante la pandemia serviva a sostenere i militari impegnati nell’emergenza.

Angelo Bonelli attacca invece la premier sul costo dell’energia. “Lei ha detto che il suo Governo è qui per difendere i cittadini dalle regole sbagliate dell’Europa. Purtroppo, dopo quattro anni, dobbiamo constatare che oggi sono gli italiani a doversi difendere dal suo Governo”, dice il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra. E ancora: “Dopo quattro anni, viene a dirci che l’Italia ha bisogno di risposte strutturali sull’energia. Lei ha ammesso di aver sbagliato, da questo punto di vista”. Bonelli cita l’aumento del 37 per cento della bolletta elettrica per le famiglie vulnerabili e accusa il governo di attribuire all’Europa responsabilità che sarebbero anche italiane. “La vostra battaglia è fermare il Green Deal: questa è la vostra battaglia, altro che ambientalismo ideologico!”, incalza. In chiusura, riprende la definizione di Meloni come underdog: “Oggi lei ha trasformato il suo Governo nel lapdog”, cioè, spiega, “nel cagnolino dei salotti dei poteri forti”.

Matteo Renzi, al Senato, concentra invece il suo intervento sulla distanza tra la politica europea della premier e i problemi quotidiani del paese. “Temo, tuttavia, che vi sia una contraddizione insanabile nel racconto della Presidente del Consiglio, la quale è saggia a parlare di Europa. Quando si trova a parlare di quotidianità, Ilva, debito e pressione fiscale, va in difficoltà”. E aggiunge: “Quando sta sulle questioni altre ed europee può compattare una maggioranza che si dice sovranista e poi mi pare abbastanza inconcludente”.

Il confronto si è tradotto anche in una divisione sulle risoluzioni. Al Senato ne sono state presentate sette: due della maggioranza e cinque delle opposizioni, firmate rispettivamente da Italia viva, Pd, M5s, Avs e Azione. La maggioranza ha depositato un documento generale sui temi del Consiglio europeo e un secondo testo dedicato all’Ucraina, con l’impegno a sostenere iniziative diplomatiche per una tregua immediata negli attacchi alle infrastrutture energetiche russe e ucraine. Entrambe le risoluzioni del centrodestra sono state approvate: la prima con 104 voti favorevoli, 61 contrari e quattro astensioni; la seconda con 108 sì, un voto contrario e due astensioni. Le opposizioni hanno abbandonato l’Aula senza partecipare al voto, contestando la scelta di separare i documenti. Il governo ha dato parere contrario alle risoluzioni di Pd, M5s, Avs e Italia viva, mentre ha aperto a quella di Azione, considerando assorbiti alcuni impegni su Ucraina, competitività e riforma del sistema europeo delle emissioni.

È il costo dell’energia il principale capitolo economico delle comunicazioni. “La questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia e sulla competitività delle imprese è il costo dell’energia”, afferma Meloni, chiedendo una risposta europea rapida e coordinata. “La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione”, è il messaggio rivolto a Bruxelles. Il governo vuole correggere le regole sulle emissioni, ridurre gli oneri burocratici e tutelare i comparti industriali più esposti alla concorrenza internazionale. Sul prossimo bilancio pluriennale europeo, inoltre, l’Italia non intende accettare tagli alle risorse per agricoltura, pesca e coesione. La sfida per il governo sarà trasformare le richieste avanzate a Bruxelles in misure concrete per imprese e famiglie.

La giornata si chiude con il voto sulle risoluzioni. Alla Camera come al Senato passano soltanto le due presentate dalla maggioranza, mentre quelle delle opposizioni vengono bocciate. Ma il dato politico è nelle astensioni incrociate sul capitolo Ucraina: il Pd si astiene sulle parti delle risoluzioni di M5s e Avs dedicate al conflitto; M5s e Avs fanno altrettanto sulla parte della risoluzione dem relativa a Kiev. È il segnale concreto delle divergenze del campo largo sugli aiuti militari e sulla strategia negoziale. Il voto conferma così la difficoltà delle opposizioni a trovare una posizione condivisa sulla guerra, tra chi insiste sul sostegno militare all’Ucraina e chi chiede di spostare il baricentro sulla trattativa.


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