Una manovra da 23,5 miliardi di euro, con interventi a sostegno del ceto medio, dei giovani e degli anziani, ma soprattutto con misure per favorire gli investimenti e la competitività delle imprese. È questa la linea indicata da Forza Italia in vista della prossima legge di Bilancio, delineata nel Documento programmatico di bilancio (Dpb). Dal taglio delle tasse agli incentivi per le piccole e medie imprese, fino al contributo richiesto al settore bancario, il partito punta su un pacchetto di interventi orientato alla crescita. A illustrarne le priorità è

, responsabile del dipartimento Imprese di Forza Italia, che chiede anche un accordo condiviso con le banche e maggiori margini di flessibilità sui conti pubblici europei.
1. Il Dpb prevede una manovra da 23,5 miliardi. Quali sono, secondo Forza Italia, gli interventi prioritari per la manovra?
Le priorità sono la riduzione della tassazione sul ceto medio e gli interventi a favore dei giovani e degli anziani. Per quanto riguarda l’Irpef, puntiamo a portare al 33 per cento l’aliquota interessata dalla riforma. Per i giovani under 35, proponiamo una detassazione con una no tax area fino a 20 mila euro, oppure un’aliquota del 5 per cento sugli aumenti contrattuali. Un altro capitolo fondamentale è quello della sanità, con misure di sostegno alle spese nell’anno che vengono sostenute e non con un credito di imposta al 19 per cento nella dichiarazione Irpef dell’anno successivo. Chi ha bisogno di curarsi necessita subito di liquidità.
Per le imprese, chiediamo una riduzione della tassazione sui premi di produttività e l’estensione dell’iperammortamento, soprattutto agli investimenti in beni immateriali come i software. Vogliamo inoltre estendere a tutta Italia le Zone economiche sociali sul piano della semplificazione amministrativa e rapidità decisionale, anche se non necessariamente sotto il profilo contributivo. L’obiettivo poi è orientare gli incentivi verso investimenti capaci di generare crescita, soprattutto nei settori tecnologici avanzati e di frontiera.
Servono anche misure che favoriscano le fusioni tra imprese, gli investimenti e la capitalizzazione delle piccole e medie aziende. Tutte le iniziative devono essere improntate alla crescita. Forza Italia ha elaborato un progetto, che sarà prossimamente presentato, di messa a terra nell’economia produttiva della liquidità e di una piattaforma che permetta una spinta agli investimenti e sostegno alle Pmi e Start Up”.
2. Dal settore finanziario il governo si aspetta quasi 5 miliardi, che è quanto ha chiesto la Lega. Qual è il vostro parere?
“Un patto sociale con il sistema bancario si può fare, ma deve essere costruito attraverso un accordo condiviso, non imposto. Bisogna prestare particolare attenzione alle piccole banche e quelle di credito cooperativo vicine sul territorio alle piccole imprese. Il confronto con il settore bancario può riguardare soprattutto i finanziamenti e i costi dei servizi, con l’obiettivo di sostenere famiglie e imprese in questa fase difficile sul piano internazionale. Credo che si possano trovare le condizioni per arrivare a un’intesa concordata”.
3. Forza Italia insiste da tempo sulla riduzione della pressione fiscale. Quali misure vi aspettate dalla Manovra per aiutare le aziende a investire e assumere?
“Ci aspettiamo tutte le misure capaci di incentivare crescita, competitività e produttività. Solo attraverso la crescita possiamo sostenere il sistema sociale e aumentare gli stipendi. Questo governo è intervenuto sul cuneo fiscale con una misura strutturale da 13 miliardi di euro l’anno, a sostegno dei redditi dei lavoratori e delle famiglie. Con l’accorpamento delle aliquote ci sono quasi 5 miliardi in più nelle tasche degli italiani. Oltre ad aver ridotto già l’Irpef al 33 per cento fino a 50 mila euro lo scorso anno, misura inizialmente fortemente voluta da Forza Italia.
Confidiamo inoltre che il 9 novembre all’Ecofin venga riconosciuto un ulteriore margine di flessibilità in virtù di un’inflazione non programmata. I parametri erano stati infatti stabiliti sulla base di una curva dell’inflazione all’1,8 per cento, mentre oggi il quadro è cambiato e il valore è più del doppio ed è arrivato a 4.2. Se sono cambiati i parametri di riferimento, dobbiamo a maggior ragione considerare che allora anche la soglia del 3 per cento debba essere riconsiderata”.




