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Martedì 27 Ottobre 2026Aggiornato alle 17:55

Fuga dei cervelli: l’Italia si salva con i laureati stranieri

Approfondimenti


«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via». È una citazione tratta dal celebre La luna e i falò di Cesare Pavese, libro risalente al 1950, ma che certamente designa in modo efficace un’urgenza del mondo attuale. E se il protagonista di Pavese, Anguilla, è un uomo che torna nel suo paese nelle Langhe dopo tanta vita in America, settantasei anni dopo il pendolo che oscilla tra partire e tornare sembra assumere la natura di un diktat tra due difficili scelte opposte. Laddove invece si tratta di due metà indistricabili dello stesso legame.

C’è, per esempio, chi parla di «restanza». La parola è più antica di quanto appaia: già dal Trecento indicava ciò che avanza, il resto, la permanenza, come ricostruisce Raffaella Setti sull’Italiano digitale dell’Accademia della Crusca. Il significato sociale che oggi attribuiamo al lemma, ossia la scelta consapevole di chi resta, è stato introdotto dall’antropologo calabrese Vito Teti nel prologo di Pietre di pane (Quodlibet, 2011), poi antropologicamente approfondito in un altro suo molto più recente libro, dal titolo, appunto, La restanza, pubblicato da Einaudi nel 2022.

Restanza non è immobilità, spiega Teti, ma la scelta di rimanere per costruire nella propria terra d’origine. Prima che concetto, la parola aveva e ha anche un sapore: il «pane della restanza» (o della rispensa) era il pane duro, fatto anche una settimana prima, che durava e non si buttava mai. Teti, originario di San Nicola da Crissa, racconta il bilancio di una delle regioni italiane che più perdono giovani.

La questione ormai annosa della fuga giovanile è ben profilata e definita da numeri e dati statistici. Il rapporto Istat sulle migrazioni interne e internazionali, pubblicato il 3 agosto 2026, offre una panoramica aggiornata sul tema. Tra il 2019 e il 2024 hanno lasciato l’Italia 247mila giovani italiani tra i 25 e i 34 anni; ne sono rientrati 86mila. Il bilancio complessivo di quella fascia d’età resta però positivo, di 293mila unità, perché i giovani stranieri hanno un saldo di +454mila: l’Istat osserva che il conto torna esclusivamente grazie a loro.

Il dato sui giovani laureati ha la stessa forma. Il saldo positivo dei giovani laureati stranieri (+88mila) compensa la perdita di quelli italiani (-78mila), sebbene l’Istat precisi di non sapere dove i laureati stranieri abbiano conseguito il titolo né che lavoro svolgano una volta arrivati. Non sappiamo, cioè, se quel capitale umano che giunge trovi poi effettivamente un impiego all’altezza della formazione.

Per il Mezzogiorno vige un discorso ancor più articolato, perché lì la fuga spesso conosce due tappe. Tra il 2019 e il 2025 il Sud ha perso circa 150mila giovani laureati italiani nella fascia d’età compresa tra i 25-34 anni: 122mila verso il Centro-Nord e 28mila verso l’estero. Molti, dunque, lasciano il Sud prima ancora di lasciare l’Italia. A guadagnarci sono soprattutto la Lombardia e l’Emilia-Romagna.

La Calabria, terra di Teti, ha il tasso di emigrazione verso il Centro-Nord più alto del Mezzogiorno, quasi otto residenti ogni mille. Seguono poi Basilicata e Molise, con tassi di emigratorietà nel 2025 pari a 7,6 e 7,5 per mille, rispettivamente. Tra le province, però, Crotone si conferma quelle con il tasso di emigratorietà più alto (9,5 per mille). Non è però un flusso a senso unico: va rilevato infatti che il 33,3% dei rimpatri di italiani dall’estero si dirige proprio verso il Mezzogiorno, tra Sud e Isole.

I laureati che partono volgono necessariamente lo sguardo altrove, verso mete promettenti, prevalentemente in Europa. Nel periodo compreso tra 2019 e 2025 Regno Unito e Germania ne hanno accolti poco meno di un terzo, oltre 38mila; Francia e Svizzera circa 12mila ciascuna; la principale meta extraeuropea sono gli Stati Uniti.

Pavese parlava del «gusto» di andarsene via: gusto, non obbligo. Ergo, investire su chi crea una propria solida cultura in patria natia non significherà forse che nessuno si debba mai sentire costretto, obbligato o coartato a partire per realizzarsi?

Fonti di riferimento consultabili

Istat, Statistiche Report. Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente, anni 20 24-2025, 3 agosto 2026.

Vito Teti, Pietre di pane. Un’antropologia del restare, Quodlibet, Macerata, 2011; La restanza, Einaudi, Torino, 2022.

Raffaella Setti, «Restanza», Italiano digitale, XXIV, 2023/1, pp. 133-138, Accademia della Crusca.https://id.accademiadellacrusca.org/articoli/restanza/23937

Alberto De Gregorio, Salvatore Esposito, «Teaching Theoretical Physics: the cases of Enrico Fermi and Ettore Majorana», arXiv:physics/0602146, 2006. https://arxiv.org/pdf/physics/0602146

Cesare Pavese, La luna e i falò, Einaudi, Torino, 1950.